boh, sarà che devo galoppare per le ragioni di cui sopra (anzi, di cui sotto, visto dove mette i post vecchi), ma veramente tra stare a scuola e fare il minimo sindacale delle pulizie giusto perchè non arrivino i nas -o il corrispettivo locale- esaurisco il tempo a disposizione. boh.
mi scusino quindi i familiari, che periodicamente provano a chiamarmi e a cui devo buttare giù la skypata, ma son proprio a filo con i tempi (un’ottima media di 1 telefonata settimanale alla morosa, d’altronde)
parlando di cose più amene, ieri sera ho scroccato la seconda cena della settimana (cascava a pennello, risparmiandomi il tempo necessario a cucinare e lavare i piatti), ed è stata proprio godibile: italian brigade all’opera, pastasciuttata come si deve con tanto di parmigiano e vino rosso (due cose poco comuni qui), il tutto nella cucina comunitaria di un corridor in cui gli svensk guardavano il luogo comune prendere vita. mancavano pizza e mandolino, purtroppo.
a risentirci nel fine settimana per aggiornamenti più corposi, ho appena finito una lista preliminare dell’hardware che dobbiamo comperare a breve e che discutiamo domani, filo a letto

italian style rocks

indovinate un po’ chi beveva la birra invece del rosso d’annata?
ok, però l’avete capito solo dall’orientamento della lattina rispetto al fotografo

vista l’ora vado direttamente a letto e rimando il post a domani mattina o al max dopo pranzo, editerò direttamente questo
au revoir

gustoso quanto inaspettato che qualcuno giunga in tuo soccorso quando, vista l’ora, non sai che pesci pigliare con la cena: pollo (kycling appunto), riso e verdure bengali style, ottimo e abbondante; e un’ottima chiaccherata in compagnia, nella quale cercare di scoprire perchè mai lasciare all’improvviso un’ottima occupazione manageriale in una delle più importanti società del tuo paese per ricominciare tutto pressochè da zero, facendo il pizzaiolo parallelamente agli studi e vivendo in camerate …
“when there’s no more sense of discovery, you feel like you’ve got to change”

kycling

prendo spunto da un’email di enrico per ricordare le possibilità di viaggio per arrivare fin qui:
1. volo con qualsiasi compagnia fino a copenhagen, poi fino a Örebro con skyways.
vantaggi: relativamente comodo (se si ha solo il bagaglio a mano) e veloce, non troppo dispendioso;posso consigliare delle compagnie fino a copenhagen, se interessa.
svantaggi: scomodo se con bagaglio non a mano (check in due volte causa cambio compagnia con volo non in collegamento), eventualmente bisogna aspettare un po’ a copenhagen se la coincidenza non è proprio subito, se si prende il secondo volo della giornata poi qui bisogna pagare un taxi perchè si arriva troppo tardi per il bus.
2. volo con qualsiasi compagnia fino ad arlanda -aeroporto principale di stoccolma- e poi in treno fino ad Örebro cambiando a stoccolma;
vantaggi: relativamente comodo (arlanda è ben servita da sj, le ferrovie svedesi) e tutto sommato veloce, non c’è da aspettare visto che i treni sono frequenti. abbastanza abbordabile se ci si muove in tempo col biglietto (si è rivelata conveniente lufthansa per ora);
svantaggi: costoso se si compra all’ultimo minuto, comunque ci sono più di due ore di treno da fare ma si possono usare per vedersi il paesaggio (bicchiere mezzo pieno)
3. volo con ryanair fino a skavsta -classico aeroporto ryanair style in mezzo al niente-, poi treno fino a qui;
vantaggi: economico, in genere
svantaggi (molti se si parte dal veneto): non si prende a treviso, ma a bergamo e roma (in italia, altrimenti bruxelles e molti altri aeroporti in europa), il posto non è molto ben servito dalle ferrovie e i voli spesso arrivano tardi o partono presto, costringendo ad una notte in ostello -che però è economico, circa 18 euro-

sunset

le possibilità 2 e 3 diventano più attraenti se io e la/le persona/e interessata/e a fare un giro ci accordiamo per vederci direttamente a stoccolma, in tal caso mi sgarrupo io il viaggetto al vostro arrivo e poi torniamo assieme ad Örebro oppure vi riaccompagno all’aeroporto se avete pochi giorni a disposizione e vi perdete la mia ridente cittadina (niente per cui tagliarsi le vene, comunque), come dite
possibili mete turistiche: stoccolma ed helsinki, chiaramente in trombonave, o tallin (per gli estimatori) o ancora s. pietroburgo (per i nostalgici, tipo campa)

usate finalmente le riduzioni, per andare nel posto a quanto pare più “finetto”, tale frimis; subito dopo, a fare da contraltare, un giro in una specie di crazy bull mooolto underground … dettagli al telefono per gli interessati, visto che non mi pare un argomento che tiene molto banco in generale (ho i lettori colti, vogliono l’editoriale)

sunshine

potremmo discutere, come da commenti provocatori dei lettori, dei tempi della scuola e dei tempi del lavoro. potremmo, invece non lo facciamo.
è iniziato finalmente il tour del fine settimana a vedere come si diverte la gente qui, al di là delle situazioni ovattate che l’università organizza per gli exchange students;
prima tappa, stasera, alla “tana dell’orso” (Björnstugan): non male. diciamo che devi impegnarti, come dappertutto; già, impegnarti, ma per riuscire a tornare a casa da solo. per fortuna l’impegno non manca
vado a letto, vediamo se riesco a svegliarmi in tempo per l’innebandy di domani mattina

funfunfun

ovvero “perchè enrico potrebbe tornare agli studi tra qualche tempo”
giorni fa sono arrivato in mensa un po’ in ritardo per finire delle cose prima di andare in pausa pranzo, e quando sono arrivato gli altri parlavano di anelli, spade, colpi di cannone etc; lì per lì non ci ho fatto caso, se non che oggi nell’atrio dello stesso edificio vedo un cartello con riprodotte delle fotografie di anelli in stile medievale, d’oro con intarsi vari (a la “lord of the rings” per capirci); dal poco che ho capito leggendo, si intuiva che erano collegati a qualche cerimonia universitaria, al che chiedo agli altri “cosa dicevate a proposito di anelli l’altro giorno?”
mi spiegano che è tradizione di queste parti che quando una persona completa gli studi di dottorato, la cerimonia di consegna sia molto solenne e si attenga ad una tradizione centenaria mantenuta immutata da moltissimo tempo a questa parte (e che in teoria era uguale in tutta europa, all’epoca): il neo dottore -appellativo che all’estero in effetti sta ad indicare una persona con PhD- viene salutato da una salva di cannone e gli viene consegnato un anello con i simboli e colori tradizionali del suo settore di studi. In finlandia invece, al posto dell’anello viene consegnata o bisogna procurarsi -non ho ben capito- una spada, sempre intarsiata con simboli fregi e via discorrendo
effettivamente qui e qui le due cose sono confermate; penso che la cosa sia anche dovuta al fatto che le università hanno spesso una certa tradizione militare, dato che visto lo scarso numero di abitanti in questi posti un laureato diventava quasi automaticamente ufficiale dell’esercito, riservista o regolare -sempre se non ho capito male-

day & night

arriva il mercoledì sera, il famoso piccolo sabato (lilla lördag appunto), e qual’è la trovata? facile, ramazza la casa a fondo, tanto i vicini o sono via o hanno un festino in corso, quindi aspirapolvere e acqua scrosciante dopo le 10 di sera fanno loro un baffo; ovviamente nessuno usa le lavatrici questa sera, quindi senza nemmeno doversi prenotare in anticipo eccoti la sala lavanderia a disposizione, e tac, il gioco è fatto. Tutto questo trambusto, carica il cestello, pulisci il bagno, metti la roba in asciugatrice, passa la cucina a fondo, appendi le rimanenze allo stendibiancheria, vai a gettare plastica e vetro, passa l’aspirapolvere, tutto per avere il weekend intonso; eh già, agenda libera, si stia fuori fino a tardi e la mattina si dorma o si vada a farsi ’sta benedetta partita a hockey, il tempo c’è, al prezzo di una sola sera di manovre generali.
furia maschile, per chi ha presente la famosa dicitura.

casa mia casa mia per piccina che tu sia

visto che una volta tanto è tirata a pallino, ne approfitto per mettere qualche foto della tana, dato che a pensarci bene non ne ho mai messe e per gli accaniti lettori potrei vivere tanto in una suite quanto in un monolocale (“ma che ce frega?” mi dicono dalla regia…)

tranquilli, non è successo niente di bellico, semplicemente è stato il giorno di lavoro più tosto da quando sono qua; non tanto per l’orario di permanenza in lab (anche se non scherzava) quanto per l’ingrato compito di dover spulciare per tutto il giorno centinaia di righe di codice assembly per trovare un baco veramente ben mimetizzato nel firmware della scheda controllo motori. E’ stata anche una delle più grandi soddisfazioni la birrona con sacchetto di patatine quando sono tornato a casa però, visto che ne sono venuto a capo e ho sistemato il grosso dando un senso alla giornata; questi str**zi erano due, come gianni e pinotto viaggiano spesso in coppia ultimamente.
Il bello è farsi ormai sempre queste almeno 10 ore al giorno di lavoro e vedere invece come lavorino qui, in modo diversissimo da come si lavora da noi e da come immaginavo prima di arrivare; avendo visto anche gente non dell’univ all’opera ed avendo parlato con altre persone dell’argomento, pare che questa filosofia sia una cosa generalizzata. In cosa consiste? semplice, invece di rompersi la schiena 10-12 ore al giorno con produttività bassa -derivante dalle scarse sinergie con colleghi, tempi morti, doversi occupare di mille cose diverse- qui si lavorano giusto le 7-8 previste (non ho capito se abbiano la settimana da 40 ore lavorative, ad occhio sembrano meno) condite da abbondanti pause negli intermezzi.
E il bello è che funziona alla grande, ovvero che il gusto ci guadagna e il lavoro non ristagna: vuoi l’efficienza che deriva da un’organizzazione che una volta avrei definito svizzera, adesso direi svedese (se hai bisogno di una cosa stai sicuro che la persona preposta si fa in quattro per esserti utile, non per niente si costuma arrivare agli appuntamenti non in orario ma un quarto d’ora in anticipo…), vuoi il fatto che quando lavorano però lo fanno veramente bene, tutto è comunque portato a termine nei tempi e in modo eccellente.
Risultato: meno stress, gente più rilassata, un circolo virtuoso innescato dalle due cose che ti fa lavorare ancora meglio. Io purtroppo, preso come al solito male quanto a tempistiche -d’altronde sapevo che la scelta di stare qui solo due mesi e mezzo l’avrei pagata in un modo o nell’altro- devo approfittare di ogni momento, ma almeno lavoro in un ambiente tranquillo, rilassato, collaborativo … avete capito insomma.
Mi è arrivata un’email dalla mailing list del laboratorio di padova, e devo dire che mi viene già male a pensare al mio ritorno e a come siamo presi in italia circa università ma anche lavoro in generale: il dottorando padovano ci proponeva gentilmente di firmare una petizione online che chiede l’innalzamento dello stipendio per gli studenti di PhD in italia da 820 euro al mese a 1000.
Bel colpo se ci riusciranno, verrebbe da dire, peccato che la tristezza scenda impietosa quando penso che i 1400 abbondanti (netti, o “after taxes” come dicono loro) che beccano qui al primo anno -negli anni dopo aumentano- sono una fortuna, se si considera il costo della vita. Eh già, vi ho precedentemente detto che fare la spesa costa meno, mangiare fuori costa meno, i servizi pubblici -quando non sono gratis- costano meno (es. il trasporto urbano); non so se vi ho parlato degli affitti, circa la metà dei nostri, posso aggiungere che con 10 euro al mese hai internet a banda larga (se sei ingordo e vuoi una linea da 100mbit spendi circa 30 euro al mese) e le tariffe dei cellulari sono circa la metà, tanto per parlare di servizi in generale.
Colpo di grazia: oggi ascoltavo l’altro italiano neoarrivato -anche se sono già passati 20 giorni, pensavo prima, dal nostro arrivo- chiedere dritte al ragazzo, sempre italiano, che invece è qui da un paio d’anni e si è portato dietro l’auto da milano. Risposte impietose: l’assicurazione costa un quinto, e qui chiudo, non prima di far presente che le banche ovviamente non hanno costi di gestione, di apertura conto nè di chiusura -la gente strabuzza gli occhi guardandoti come un marziano quando gli dici “eh no sai com’è, in italia devi scegliere bene la banca anche in base al costo…” “vogliono soldi dopo che tu gli presti i tuoi aprendo un conto ???”-

fun fun fun

Non sono tutte rose e fiori però: è abbastanza desolante uscire da scuola alle 23.30 e sapere di non trovare assolutamente niente che ti venda qualcosa di pronto da mangiare (cosa che succede anche se esci dopo le 22…) … boh, il 15 febbraio devo andare a stoccolma (nella silicon valley svedese, kista) a vedere una PhD defense con il mio partner di lavoro dato che il professore la ritiene istruttiva per quello che stiamo facendo, vedremo che aria tira lì …
in foto la discoteca del campus -chiusa ovviamente di martedì-, curioso che di giorno sia una mensa (dall’ottimo menu simil-messicano)

cari amici alcolisti, ho scoperto il perchè delle birre a 3.5 gradi di cui qualcuno si è (giustamente? no dai, hanno un loro senso) lamentato; ebbene, il limite di grado per gli alcolici in vendita al supermercato è, indovina un po’ … 3.5; eh sì, le birre toste esistono, ne ho bevuta una -anche se inglese, credo- ieri sera e ho visto parecchi con lattine della finlandese oulu -8.5 gradi-, ma per comprarle fuori dai pub o dai ristoranti bisogna andare allo spaccio statale, ovvero al system bolaget [nota per chi vorrebbe iniziare a fare l'importatore di vino qui: gestiscono tutto questi, immagino basti contattarli...]
Eh già, in un paese in cui non ci sono (o non vengono ascoltate… chi ha orecchie per intendere…) autorità religiose che ti dicono come vestirti la domenica o cosa dare da mangiare al cane, in cui il rispetto per le autorità civili non è reverenziale leccapiedismo fantozziano ma un composto senso civico ben illustrato dagli episodi precedenti di questa saga, ebbene anche in un paese avanzato come questo aleggia ancora lo spettro del proibizionismo sugli alcolici … vi assicuro che essere forsennati al sabato perchè alle 15 chiude l’unica rivendita di monopolio di alcolici “seri” (= da sbronza) di tutta la città non è proprio bello a vedersi, come non è gustoso doversi fare le smacchinate in germania e/o polonia a fare il carico di birre, vino, liquori a prezzi umani (lo fanno spesso, a quanto pare).
Eppure fantomatiche statistiche sostengono che così ci siano meno problemi di alcool che nel resto del mondo, sarà … fatto sta che non si capisce se questo alimenti la foga di ciucca o al contrario sia l’ultimo baluardo per evitare che qui vada tutto a ramengo, ad ogni modo la cosa caratteristica -e guarda caso tipicamente svensk- è che anche nella trasgressione si rispettano le regole: sembra un ossimoro, ma adesso capirete cosa intendo. Diciamo intanto che qui, come in tutti i paesi sassoni -non so in germania, a dire il vero- gli alcolici sono vietati sotto i 18 anni (e a dire il vero poi lo sono comunque per fasce, ad esempio per bere roba da più di 60 gradi devi avere almeno 24 anni, o qualcosa del genere …); “bella forza” direte voi, anche da noi bisogna avere almeno 16 anni, limite portato in teoria a 18 dalla finanziaria se non sbaglio (per la serie: in finanziaria infiliamo anche i sottaceti).
Certo certo, fatti un giretto il sabato sera o la domenica pomeriggio in noti bar / pub / discoteche e ti accorgerai di quanto sia una proibizione sentita. Inghilterra? ok, magari chi te lo vende ti chiede il documento, dovrai sforzarti a trovare un amico più grande da mandare a fare la spesa al posto tuo. Qui? ebbene, gli “importatori paralleli” di cui sopra (quelli delle macchinate di birre&liquori dalla germania) spesso vendono sottobanco parte del carico, guadagnandoci qualcosa, ad amici e conoscenti, ma non si azzardano assolutamente a vendere a minorenni. Mai mai mai, se beccano un minorenne con alcool e lui spiffera che gliel’hai venduto tu temo avrai guai per anni. In compenso questo crea un’aspettativa tale per il frutto (o succo?) proibito che sei astemio fino a 18 anni, in coma etilico a 18 anni ed 1 giorno. Mah.

even more

Chiudo con l’usuale carrellata di birrette locali, da 3 gradi purtroppo visto che più si alza il grado più costano -inoltre certo non ho voglia di prendere l’autobus per comprarmi due birre-

$$$ for your cans

Qui sotto invece l’ennesima trovata che possono avere soltanto questi tecno-maniaci: le macchinette per le lattine e le bottiglie da riciclare: infilando la lattina (in alto a destra, come sta facendo il conoscente che era con me) la macchina legge il codice a barre, e se è una birra di produzione locale o regolarmente importata (quindi non comprata sulla nave o all’estero) ti restituisce la mezza corona del vuoto a rendere. In questo supermercato faceva giusto il paio con l’altra gallata, ovvero la pistola leggiprezzi personale con calcolatrice: la usi durante la spesa così tieni sott’occhio il conto parziale, per la serie “pianifichiamo”.
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