Ahhh, il sabato, finalmente un giorno da gustare al 100%: giro in paese, acquisti voluttuari, ci si prepara per l’uscita serale, che magari inizia con una cena in compagnia per poi proseguire in un locale carino … niente di tutto questo. e il lato positivo è che comunque son contento … arte del sapersi accontentare? mah
la giornata inzia alle 4.00 am quando vengo svegliato da inequivocabili rumori (urla) provenienti dal piano di sopra: preso l’autobus delle 2.20 ed arrivato a casa alle 2.40, il tempo di aggiornare il blog e lavarmi, alle 3.00 ero a letto… e già dopo 5-10 minuti sento come dei rumorini non sempre periodici venire dal soffitto, “mah qualcosa nelle tubature, boh”; in qualche modo riesco comunque ad addormentarmi: capirò dopo che si trattava del classico effetto materasso, quando alle 4.00 qualcun(a) non riesce a trattenere proprio per niente la propria felicità (o soddisfazione? chiamatela come volete) e sveglia il condominio di prepotenza. effettivamente facendo 2+2 tutto coincideva: il fatto che in questo edificio pressochè tutti vivano da soli in un monolocale, e quindi per procurarsi compagnia tipicamente si vada a caccia; l’orario di inizio delle operazioni guarda caso proprio quando si torna dalla serata -e si è probabilmente “incontrato” (o per meglio dire, accalappiato) un partner-, la felice conclusione un’oretta dopo … elementare watson.
Il vero inizio della giornata c’è stato parecchie ore dopo con l’abituale pastina che mi concedo al sabato nel baretto pasticceria qui sotto; ormai un aficionado, ho fatto amicizia con i gestori (guarda caso non svedesi, in tal caso sarebbe stato mooolto difficile in soli (?) 6 sabati): dei simpatici asiatici, che tra l’altro hanno in programma un viaggio in italia (venezia+roma) tra due settimane e quindi mi hanno chiesto un sacco di dritte, da dove andare a mangiare a come spostarsi, etc. Veramente gentili, mi hanno anche invitato ad andare di domenica nella -credo unica- chiesa cattolica del paese per una mangiata in compagnia dopo la funzione, come usano fare qui da loro: si usa infatti passare assieme tutta la domenica e mi è parsa una bella cosa per i fedeli (si vive lo spirito di comunità non solo nel momento della funzione ma anche in senso più generale). come direbbe qualcuno, ho dovuto rispondere “purtroppo”.
resto del pomeriggio in laboratorio, poi serata sempre a casa visto che già non ero molto per la quale dopo l’uscita molto blanda di ieri sera, quando mi hanno detto che il programma era di tornare nello stesso locale ho furbamente giocato la carta del “casomai te ciamo”. il fatto che alla fine siano invece andati nel posto “verace” cui avevo accennato tempo fa -e di cui non sono un grande fan- mi ha definitivamente rinfrancato nella scelta di stare a casa, e visto che ho pure combinato parecchio col lavoro, il bilancio è positivo.
Ma passiamo al titolo del post, sulla cui provenienza non mi metto nemmeno a bandire concorsi visto che l’utenza si è dimostrata preparata in merito e la cosa si tradurrebbe solo in una gara di velocità. Come dicevo l’altro giorno a stoccolma sono andato a vedere la discussione pubblica di una persona che ha sostenuto l’esame finale per ottenere il dottorato: già di per se la cosa si preannunciava interessante, visto che non c’ero mai stato e ho finalmente appurato la grande serietà che una discussione pubblica comporta; innanzi tutto, il pubblico (chiunque può partecipare) è parte attiva, infatti ognuno riceve una copia della dissertazione (pure io ho preso la mia, per quelli che si lamentavano del costo per stampare 3 copie della tesi di laurea figuratevi gli scatoloni pieni di copie di questo libro di 200 pagine …) ed è invitato a rivolgere domande, cui il candidato deve rispondere con precisione e padronanza della materia. Non semplice quando ci sono franchi tiratori, vi assicuro.
La discussione si svolgeva in una sala conferenze di un grande edificio, l’Electrum, nel sobborgo hi-tech di stoccolma, kista: veramente non mi era mai capitato di vedere le sedi di così tante multinazionali dell’ICT concentrate in un unico quartiere, impressionante poi la commistione di quest’ultime con i laboratori e le aule della sezione IT del KTH: la sensazione è che la sinergia sia molto sviluppata, nel circolo virtuoso industria-università di cui di solito si parla molto ma che in pratica è difficile vedere.
Specificamente, il candidato era un membro del SICS, per cui ho avuto modo di girare per questo centro di ricerca nel campo informatico e vedere com’è l’ambiente di lavoro. Risultato: se nell’università dove sono ora l’ambiente è molto confortevole, con cucina, lounge, etc etc, in quei laboratori la cosa è spinta ancor di più, con gli uffici intercalati da salottini, angoli relax, cucine, macchine delle bevande, etc. Inutile dire che sono un grande fan di questo modo di lavorare, molto distante dalla fantozziana timbratura del cartellino (e relativo rush di uscita dall’azienda alle 17.00): metti il dipendente nelle condizioni di lavorare quando vuole e con tutte le comodità, e la produttività ne guadagna. Dopotutto se google ha replicato il concetto nel nuovo quartier generale newyorkese, questa filosofia non dev’essere proprio fallimentare.

lounge

Anticipo subito chi mi potrebbe dire che “una aggressiva politica di cost-saving impedisce di fornire bevande e snack gratis ai dipendenti” o che “il rispetto dell’orario di lavoro non può essere lasciato alla buona fede del personale”: alla fine i pragmatici hanno capito che quello che conta è il risultato, e che il dipendente contento anche perchè messo nelle migliori (che spesso coincide con “meno vincolate”) condizioni di lavoro produce un buono, anzi ottimo risultato.
alla faccia della macchina timbracartellini.

Tutto improntato all’idea di andare a vedere uno dei -pochi- club che ci mancano (non perchè così amanti della vita notturna, semplicemente non sono poi tanti…), e invece eccoci tenuti alla porta dal buttafuori, perchè “you have to be at least thirty”. A poco è servito fargli presente che ormai voto anche per il senato, sono ancora troppo ragazzino.
Ammazza, va bene il limite minimo dei 18, ok che ogni tanto vogliano tagliare i troppo giovinetti mettendo il limite a 24, ma a 30 ancora non mi era capitato di vederlo. Mi ha ricordato quando, l’altro giorno, al supermercato mi hanno chiesto la carta d’identità perchè avevo preso della birra: manco 18 anni dimostro??

northern venice

Non si è ancora capito se la venezia del nord sia amsterdam, stoccolma, o s. pietroburgo, visto che a seconda della situazione va bene qualificare così una a scelta delle tre, ad ogni modo…

Bel viaggio oggi, molto stancante viste le tempistiche ma gustoso; l’attività principale, ovvero assistere alla PhD defense di un tizio che lavora con strumenti affini ai nostri, è stata molto interessante ma soprattutto istruttiva (intendo proprio dal punto di vista di capire come si svolge questo tipo di cosa, molto più complessa dell’esposizione di una tesi di laurea, unico termine di paragone che avevo prima). Livello tecnico abbastanza alto, dopotutto il candidate (ora dr, visto che ha passato la defense) è abbastanza noto a livello mondiale nel suo ramo, e l’opponent pure.
Visto che abbiamo avanzato circa un’ora e mezza ne abbiamo approfittato per un giro in città, ovvero per una megapasseggiata molto veloce costeggiando la città vecchia, dove siamo incappati in quella che dovrebbe essere tutt’ora la residenza reale (con tanto di guardia tipo Buckingham Palace, anche se dalla presenza molto discreta consona allo stile locale). Ho fatto un sacco di foto, ma ora son proprio cotto quindi vado a letto e metterò qualcosa di più nel fine settimana magari.

royale palace

Stasera invece, come mi avevano detto i ragazzi qualche giorno fa, era in programma un film al cinema, e dato che sono tornato in tempo sono andato: Casino Royale, che tutto sommato ho gradito abbastanza pur non essendo mai stato un gran fan di 007.
Che dire, un po’ di tristezza doversi fare mezz’ora a piedi per tornare a casa visto che dopo le 11 gli autobus non girano di giovedì (non per la camminata in sè ma per l’elettrocardiogramma piatto della città…), specie dopo aver saggiato pur velocemente la vivacità di stoccolma.

Frase del giorno: grazie alla globalizzazione uno riesce a tenere la tazza pulita.
eh sì, perchè dopo che ti sei deciso a cercare un prodotto più specifico del detergente spray universale, vai al supermercato pensieroso (le scritte sui prodotti sono sempre in svedese/norvegese/danese -stessa lingua- e finlandese, se proprio ti va bene…) e cosa trovi al primo colpo? chiaro, WC duck, stesso collo della bottiglia ritorto, stessa familiare sensazione. da campa come si chiama, foie gras WC ?
prometto faville nel post di domani, sperando nel viaggio a stoccolma (che intraprendo fra 4-5 ore, per altro)

vinter

ah mi raccomando, aderite numerosi alla campagna a sostegno del ritrovato stile maschile. impeccabile e senza tempo.

Non credevo che la storia dei carrelli appendice avrebbe suscitato un microdibattito così animato, ma la cosa non può farmi che piacere visto che mi dà lo spunto per parlare di altre cose collegate (dato anche che la cronaca spicciola langue, ndr); come filo conduttore userò il commento di matteo, tanto sorpreso quanto deluso dalle conclusioni che gli è sembrato naturale trarre dal discorso dei traslochi frequenti (grazie per il gancio, teo).

“sì, insomma, questi non hanno legami sentimentali, non hanno legami col territorio…hanno amicizie? come puoi avere fiducia di qualcuno da quelle parti?”
innanzitutto hanno legami sentimentali, solo che non essendoci nessuna etichetta da rispettare nè alcuna tradizione da non infrangere (ca**ate, secondo me), se non si va d’accordo e la cosa (la coppia) non ha più senso, si cambia. sinceramente preferisco di gran lunga questo all’ipocrisia che ho visto in molte altre situazioni (in ogni fascia d’età); conoscete tutti, tranne quaternione -un mio compagno di univ, per rispondere a mattia- una ragazza, a me moooolto vicina, che potrebbe fare qualche esempio di gente che pur di non rompere la favoletta della famigliola felice e prendersi le proprie responsabilità (con gli annessi svantaggi, sia economici che di immagine con la società) calpesta tranquillamente le aspirazioni, i desideri e in generale la vita e la stabilità di altre persone. non è che uno debba vergognarsi a 40 anni o più di ammettere di aver imboccato una strada sbagliata, può succedere a tutti.
quanto ai legami col territorio, certamente uno di queste parti si sente diverso da uno della scania, per fare un esempio, e manterrà questa sua particolarità per tutta la vita; ciò non toglie che se le circostanze gli suggeriscono di trasferirsi e non ci sono elementi che ostano alla cosa, sarebbe stupido non farlo solo perchè è trevisano e in provincia di sondrio proprio non gli pare il caso di andare. Per quanto riguarda le amicizie, diciamo che in generale la gente ne ha meno che da noi (per vari fattori, non solo la mobilità), ma salde, proprio perchè non è semplice entrare in confidenza con una persona vista la riservatezza, ma se conquisti la sua fiducia sarai ricambiato. Non essendo con gente dai 20 ai 25, tipicamente ancora senza famiglia propria, non ho avuto modo di uscire fuori dal lavoro con i locali, però non c’è una brutta atmosfera a pranzo e mi rammarico di essere arrivato qui troppo tardi per questo aspetto. Il discorso sulla fiducia mi pare presto per farlo (non ho abbastanza “dati statistici”), però non ho mai avuto problemi di correttezza interpersonale fin’ora, nè mi sembra sia un potenziale problema; d’altronde il fatto che diano risposte precise alle domande che fai, che se ci si mette d’accordo su una cosa (sia essa un appuntamento o qualsiasi altra) si fa senza ritardi e come previsto, non mi suonano come campanelli d’allarme per il momento.

“da quelle parti mi sembra che la gente sia un po’ troppo individualista e quindi tutto è sacrificato alla realizzazione di se stesso”
attenzione, il lavoro come ho già detto non è quasi mai la parte centrale della vita: è molto importante, chiaramente, visto che ti dà di che sopravvivere e può essere strumento di realizzazione personale se ti piace, ma sia per il fatto che non c’è il timore di trovarsi da un giorno all’altro con le chiappe al vento (tipo in us, ma anche da noi ultimamente), sia perchè non sono tipicamente richiesti ritmi forsennati (idem con patate), c’è molto tempo libero da impiegare come meglio si crede. Molti lo impiegano in famiglia, visto che mai come ora mi sono sentito spaesato perchè i miei coetanei, o comunque le persone dai 25 ai 30 con cui lavoro, hanno figli o ne stanno aspettando e per loro questa è la cosa più importante al momento. Delle molte ore che si hanno a disposizione, molti le impiegano per fare sport: se ne fa tantissimo e di tutti i tipi, avrete sentito parlare di Anja Pärsson, l’eroe nazionale del momento; come ho notato, “gli svedesi dedicano almeno 6 ore al giorno ai mass-media” (rif), e vi assicuro che in televisione non propinano cose da far vergognare un abbonato rai, nemmeno di domenica; a me ogni settimana arriva il giornale locale gratis nella cassetta della posta, che non sarà il foglio di ferrara ma non è nemmeno castelfranco informa nè castelfranco gratis. Popolo non molto bue, da queste parti.

Un filo conduttore a tutto ciò? vivi e lascia vivere. nessuno ti giudicherà o romperà le scatole, se non ledi i diritti degli altri e ti comporti correttamente. Puoi essere omosessuale e non subire alcuna discriminazione, nemmeno risolini in corridoio. Puoi essere uno che si veste solo di verde fosforescente e crede in una strana religione orientale, nessuno stupore, fatti tuoi. Ti si chiede solo di essere un cittadino corretto, cosa che poco ha a che vedere con la religione o in generale con quello che noi intendiamo come “decoro”; d’altronde non ho mai visto prima d’ora un posto di lavoro in cui puoi girare in ciabatte, se non vuoi tenerti gli scarponi addosso tutto il giorno, infatti molti lo fanno (impiegati, professori, etc) e la cosa è di una naturalezza tale da lasciarti di stucco, alla faccia dell’etichetta.
Nella cartamoneta non trovi niente di simile a “in God we trust”, come non c’è da nessuna parte alcun riferimento a cose che riguardano la sfera personale e che sono tue e solo tue; piuttosto ci trovi l’agnostico minimo comun denominatore, “För Sverige i tiden” (Per la Svezia – Nel tempo): non fregare gli altri -ad esempio non lavorando e vivendo di sussidi, una delle poche circostanze in cui si è malvisti dalla società-, dopodichè fai un po’ come ti pare.
Dopotutto è una filosofia che si riflette in ogni aspetto: avreste detto che questo paese è uno dei pochissimi (a parte la finlandia, che non ha mai ritenuto il caso di offendere l’urss, l’austria e l’irlanda, non me ne vengono in mente altri) paesi occidentali a non essere nella nato? neutralità in guerra, non allineamento in pace, questa è la security policy del ministero degli esteri. discutibile alla lunga, visto che se lo facessimo tutti torneremmo probabilmente al mondo dei localismi, ma fa capire come la pensino da queste parti. D’altronde non mi sembrano proprio sprovveduti, data ad esempio l’idea di liberarsi dalla dipendenza dal petrolio entro il 2020 (rif): credo che se per allora sarà finito, torneremo alla macchine a carbonella visto quanta presa hanno le energie alternative nel belpaese.
E sarei curioso anch’io di sapere cosa ne pensano un qualsiasi cardinal taldeitali o un politicante stile balena bianca di un paese che più laico non si può (e questo non è l’unico, per fortuna), ma dove se vuoi metter su famiglia -cosa che decidi tu, nessuno ti caricherà di quest’aspettativa- ti facilitano in ogni modo, dagli assegni familiari sostanziosi ai 6 mesi di permesso per paternità (non per maternità, avete letto bene). Chiedete a un giovane e osservante cattolico italiano di 30 anni chi lo aiuta a metter su famiglia, poi fatemi sapere.

sms biljett

e visto che ormai sono lanciato in polemica, volevo chiedervi se nel frattempo a castelfranco è arrivato il biglietto dell’autobus da farsi tramite sms, o se hanno almeno messo le macchinette automatiche alle fermate, sapete com’è mi ci sto abituando …

Per quanto riguarda il lavoro, annoto una piccola pillola da condividere con gli amici ing; eh già, perchè in questi giorni si combatte tenacemente per far parlare tra di loro radio che in teoria usano gli stessi PHY e DLL (lasciando all’utente la definizione degli eventuali layer superiori), in pratica parlano solo con gli amichetti prodotti dalla stessa ditta e tra di loro non vanno molto d’accordo, tipo quelli del tempo regolare con quelli del tempo pieno alle elementari, per chi le ha fatte in via puccini. Tutto si spiega, uno pensa, col fatto che questi kaiser di produttori devono infilare la loro variante proprietaria anche negli standard open, quindi sono brutti sporchi e cattivi e fanno solo perdere tempo agli studenti in tesi, invece di permettere loro di farsi i giretti a kiruna a beccarsi i -20 °C.
Peccato che se uno si legge lo standard trova un bel po’ di buchi e vaghezze che per forza deve andare a riempire in maniera arbitraria, se vuole produrre un’implementazione da vendere o semplicemente da usare, ed ecco che teeek, si spiega perchè mele e pere potrebbero fare fatica ad andare d’accordo. Cercheremo di metterle allo stesso prezzo, così che almeno si usi la stessa bilancia al banco della frutta, speriamo bene…
Per intrattenere anche i non-ing (o gli ing che si occupano di business e non si dilettano con queste cose), continuo con la mia consueta rubrica costume e società: oggi spieghiamo il mistero dei carrelli appendice. Ok, a dire il vero non l’ho nemmeno mai introdotto, quindi provvedo subito: avevo notato già dai primi giorni che tutte le stazioni di servizio hanno un gran numero di carrelli appendice nel proprio parcheggio, tutti con la grafica del distributore. In accordo a tale dato di fatto, relativamente tante macchine girano con questi carrelli attaccati al posteriore, quindi il dubbio è sorto spontaneo “e questa che roba è?”. Inizialmente ho provato a fare 2+2 e ho pensato che fossero cisterne per il carburante, visto che si prendono alle stazioni di servizio e tanti le usano, magari per riempire di combustibile il serbatoio che hanno a casa e tirare avanti di inverno (in aperta campagna magari non arriva il metano, boh). D’altronde anche mia nonna ha il riscaldamento a gasolio, pur abitando nella los angeles de noattri, ovvero nel quadrilatero venezia-padova-castelfranco-treviso, “area centrale metropolitana diffusa” secondo la definizione data dal sito della regione veneto alla sezione “trasporti”; figurarsi chi vive in campagna da queste parti, a parte i lupi non so cosa possa arrivargli direttamente a casa …
poi però ho anche pensato che:
-impossibile che, stretti come sono qui, mandino in giro normali automobili con quel quantitativo di carburante in un carrello appendice, grave problema di sicurezza;
-impossibile che, “avanti” come sono qui, con la fibra ottica che l’anno prossimo arriva in ogni casa, ed ecologicamente rispettosi come in pochi posti (curioso che più l’ambiente è inospitale più lo ami e lo tuteli… mi vengono in mente certe spiagge da noi), abbiano ancora l’inquinante riscaldamento a gasolio.
L’altra sera in autobus siamo passati davanti all’ennesimo di questi distributori, la cosa mi è venuta in mente, così ne ho approfittato per chiedere. Risultato: sono semplicissimi carrelli appendice da usare come vano bagali aggiuntivo. “E dove vanno sempre così carichi??” è stata quindi la naturale curiosità: semplice, traslocano. Ebbene sì, qui si trasloca relativamente spesso: traslochi quando esci di casa a 18 anni, per andare all’università in un’altra città, o semplicemente per andare a stare per i fatti tuoi; traslochi quando finisci l’università (ma anche durante, se trovi un partner o amici con cui abitare, e di nuovo se poi ti dividi da questi), per inseguire il lavoro dove te ne offrono uno migliore o che semplicemente ti piace di più, visto che tipicamente i legami familiari non trattengono nessuno vicino alla famiglia di origine; traslochi quando ti sposi o vai a convivere in stile pacs, visto che probabilmente nè tu nè il tuo partner siete stabili nella città x in cui vi siete conosciuti e quindi decidete a tavolino di andare a stare nella città y, in cui c’è un lavoro migliore o cose del genere. Ritraslochi quando divorzi o semplicemente cambi convivente (cose entrambe che qui mi dicono succedere più spesso che da noi), e magari ciò succede più volte dopo la prima.

trailers

Insomma, avanti e indietro per il paese, quindi è effettivamente comodo prendere a nolo un carrello appendice alla stazione di servizio della compagnia CampaOil di Örebro e restituirlo ad una stazione della stessa compagnia, però ad Umeå (senza doverti sciroppare il viaggio inverso -800 km- solo per restituire un carrello vuoto).
I xe vanti.

… della domenica all’italiana, che in teoria si conclude con una pizza in compagnia e non rintanati a casa come i vampiri; come avevo già detto qui non si muove quasi nessuno di domenica, e si fa molta fatica a trovare locali aperti: qualora lo fossero, ad ogni modo, chiudono presto (tipicamente alle 22, il che vuol dire che alle 21.30 fanno le pulizie…). Se penso che da noi anche la pizzeria più infima almeno la domenica ha il suo bel giro … insomma, in poche parole c’era stata la bella pensata di trovarsi con l’italian brigade (quelli che più soffrono dell’attuale status di questo giorno della settimana) a mangiare la pizza in un locale scelto proprio perchè aperto anche oggi, se non che per defezioni varie ci siamo trovati solo in due ed è scattata l’idea di farcela in casa.
Ovviamente il cuoco non sono stato io -non saprei da dove cominciare-, gran risultato però.

roofs

Dopo pranzo vado in centro per comprare un paio di pantaloncini corti (ho intenzione di testare la neoscoperta palestrina prima possibile) ed uscendo trovo due compagni di lab che fanno un giro in centro; due passi assieme, mi dicono quindi di essere diretti a vedere una partita di pallavolo femminile e mi invitano ad andare con loro, “vabbeh proviamo a vedere ’sta cosa” mi dico e proseguo, pur non essendo un gran appassionato di questo sport come molti sanno…
il fatto è che qui sono proprio in pochi ad esserlo, e chiamarlo sport minore è dire poco: pur trattandosi del big match tra le prime due squadre in classifica (in quella che mi dicono essere la serie A svedese, mica noccioline), ovvero Sollentuna ed Örebro, il biglietto costava solo 6 euro e la partita assomigliava molto all’unica che ho visto al palazzetto della giorgione volley femminile (non prima squadra, tra l’altro) … poco pubblico e livello tecnico bassino, mi sembrava, ad ogni modo il Sollentuna si è confermato la squadra da battere. Prima che qualcuno faccia l’equazione (sbagliata, in linea di massima) svezia + pallavolo = belle t*pe, anticipo subito che, come molte delle nostre, si trattava di “cavallone” per lo più, quindi niente di interessante da quel punto di vista -per i trattati di antropologia, si intende-
Serata a vedere un posto nuovo, tale Klaras, effettivamente carino e probabilmente uno dei migliori visti fin’ora, niente di particolare da riportare se non che ho avuto modo di misurare l’efficienza della sicurezza: rissa sedata in 7 secondi netti dallo scatenarsi (tempo di reazione nell’ordine dei 3 secondi); la divisa nera con tasche/taschine e anfibi e la dicitura “vakt” (guardia) in caratteri bianchi facevano molto “swat”. Anche la polizia, che non si vede mai in settimana, pattuglia abbondantemente: in queste serate non passano 5 minuti senza incrociare una delle loro volvo o un cellulare.

volley

oggi la scoperta. l’illuminazione. la rivoluzione per i miei restanti giorni qui.
sentivo l’indolenza data dal non muovermi (inteso come esercizio fisico) da quasi un mese, ma d’altronde per la palestra del campus ci vuole la tessera studenti -che non ho- oltre ad un certo abbonamento mensile -la cui entità ignoro-, tutte cose per cui potrei informarmi, certo, ma alla fine ha fin’ora vinto l’accidia. sì, c’è l’innebandy del sabato mattina a cui continuano ad invitarmi (vediamo se domani è la volta buona), ma è sempre una cosa per cui devi organizzarti con altra gente, è solo una volta alla settimana e per di più in orari infelici, insomma non è risolutivo.
oggi sento gli amici parlare della sauna, “io penso proprio di andarci, metto le cuffie e sto per i fatti miei”, “mah, non c’è un cane, che tristezza”, “no dai è rilassante” … insomma mi inserisco e chiedo delucidazioni; detto fatto, mi portano a fare un giretto turistico nell’interrato del dipartimento: scendi in quello che sembra (che è) un corridoio di servizio molto industrial, del tipo tubi a vista sul soffitto, apri una porta col badge, e tac! eccoti in una taverna da almeno 100 metri quadri con tavolone da 40 e più persone, tavolini tipo pub, cucina e bancone stile birreria, annessa sala home theater con svariati divani. e qui ci fai le cene, guardi le partite, festeggi quello che ti pare, basta prenotarsi sul registro che trovi in loco; ma non è tutto: sala benessere con idromassaggio (piscinetta in muratura con i classici tre gradini, mica una semplice vasca -non me ne vogliano in giacussi-), solarium, sdrai e lettini, piccola palestra e sauna. gratis e nello stesso edificio, non potevo chiedere di meglio.

relax zone

il bello, mi dicono, è che non la usa nessuno, infatti il foglio prenotazioni (necessario solo per usare la taverna per feste) era fermo ad ottobre dell’anno scorso, eppure è tenuta pulita e funzionale comunque.
non me li vedo a mettere a bilancio, nel momento in cui hanno deciso di costruire un edificio per la facoltà di ingegneria, i fondi per sauna, palestra, solarium, etc etc, eppure …

innanzi tutto in bocca al lupo al milani, che proprio oggi si è trasferito in uk; chissà de vegnerte catar presto.
in secondo luogo poche news, stamattina due ore di riunione sono bastate a definire nei dettagli il piano di lavoro da qui alla fine della mia permanenza (e anche oltre, in verità, visto che è coinvolto un dottorando che continuerà, si presume, il lavoro), mentre hardware e cose da manovalanza spicciola saranno riprese lunedì in un secondo meeting con i tecnici di laboratorio, che ci daranno una mano con i chassis, la meccanica, etc.
in sintesi? praticamente è stato definito il classico piano di lavoro che incastra tutto al millimetro e non prevede contrattempi, malattie, invasioni di cavallette, spedizionieri che perdono la merce, etc, quindi basta anche una di queste evenienze per farci passare al piano b (eh mica folpi, vabbeh che “adoro i piani ben riusciti”, ma non disdegno nemmeno quelli che riescono -pure senza l’avverbio di rito-); ci siamo chiesti un po’ di volte come fare a trovare almeno un paio di settimane ufficialmente inutilizzate per essere sicuri di avere una scappatoia, ma nein, anzi nej, non c’è stato verso.
(il bello, mi sono poi chiesto/detto, è che mi sono portato l’hardware da casa -ma d’altronde chi non si porta circuiteria e integrati in valigia?- per lavorare da subito senza aspettare decisioni, corrieri, etc e sono a un discreto punto grazie a questo … a quanto pare se non lo facevo ero spacciato in partenza)

solder solder solder

ormai qui sono hardware boy, identificato da chi passa per il mio studio -tutti, visto che è vicino alla lounge/cucina- come “quello che costruisce lo cose”, “quello che lavora a basso livello”, “quello che … cos’è che fa??” (con variabili gradi di (dis)apprezzamento, chiaramente)
anvedi come fa presto la gente a dimenticarsi che un ingegnere si suppone le cose le sappia fare oltre che pensare, e in caso che le faccia in prima persona senza aspettare i tempi di tecnici, officine che stampano pcb, etc … (e qui lo sono in molti, tirata d’orecchi)
so che comunque qualcuno mi è vicino: sì pesso, l’arte della saldatura in canottiera unta con sigaretta dalla lunga brace è viva e vegeta, anche troppo (2-3 ore al giorno, ’sti mazzi … fra poco imparo a farmi le pcb se hanno il materiale)