ovvero quello che non c’è assolutamente stato tra la vale e la ridente cittadina.
in sequenza: importunati alla fermata dell’autobus prima da un vecchietto pazzo, poi da un tipo sbronzo (prima volta che mi capitano entrambe le cose, mi serviva il catalizzatore evidentemente), errore nello scegliere la linea che ci fa perdere mezz’ora in giro per il paese, ristorante in cui entriamo alle 21.30 e ci sentiamo dire “sorry, we’re pretty much closed by now” (notare l’orario, probabilmente anche in una pizzeria di un qualsiasi micropaese da noi riesco a mangiare alle nove e mezza di sera), pub in cui attendiamo più di venti minuti per avere un posto, ritorno a casa a piedi visto che per l’autobus bisognava aspettare mezz’ora. dopo 40 minuti di camminata a -12 °C, si ritrova con le ginocchia dilatate a dismisura e con un sospetto rigonfiamento rugoso, pelle della faccia che tende a staccarsi.
che deicata sta tosa, e pensare che a questa temperatura puoi trovare ragazze locali che vanno in giro in scarpa elegante tipo sandalo senza calze nè calzini

coooool

in più in aereo la prendono per una bambina di 10 anni, e lo steward le regala dei colori a pastello per passare il tempo (!!! micidiale questa, immaginatevi la scena “tieni bambina!”)