Ahhh, il sabato, finalmente un giorno da gustare al 100%: giro in paese, acquisti voluttuari, ci si prepara per l’uscita serale, che magari inizia con una cena in compagnia per poi proseguire in un locale carino … niente di tutto questo. e il lato positivo è che comunque son contento … arte del sapersi accontentare? mah
la giornata inzia alle 4.00 am quando vengo svegliato da inequivocabili rumori (urla) provenienti dal piano di sopra: preso l’autobus delle 2.20 ed arrivato a casa alle 2.40, il tempo di aggiornare il blog e lavarmi, alle 3.00 ero a letto… e già dopo 5-10 minuti sento come dei rumorini non sempre periodici venire dal soffitto, “mah qualcosa nelle tubature, boh”; in qualche modo riesco comunque ad addormentarmi: capirò dopo che si trattava del classico effetto materasso, quando alle 4.00 qualcun(a) non riesce a trattenere proprio per niente la propria felicità (o soddisfazione? chiamatela come volete) e sveglia il condominio di prepotenza. effettivamente facendo 2+2 tutto coincideva: il fatto che in questo edificio pressochè tutti vivano da soli in un monolocale, e quindi per procurarsi compagnia tipicamente si vada a caccia; l’orario di inizio delle operazioni guarda caso proprio quando si torna dalla serata -e si è probabilmente “incontrato” (o per meglio dire, accalappiato) un partner-, la felice conclusione un’oretta dopo … elementare watson.
Il vero inizio della giornata c’è stato parecchie ore dopo con l’abituale pastina che mi concedo al sabato nel baretto pasticceria qui sotto; ormai un aficionado, ho fatto amicizia con i gestori (guarda caso non svedesi, in tal caso sarebbe stato mooolto difficile in soli (?) 6 sabati): dei simpatici asiatici, che tra l’altro hanno in programma un viaggio in italia (venezia+roma) tra due settimane e quindi mi hanno chiesto un sacco di dritte, da dove andare a mangiare a come spostarsi, etc. Veramente gentili, mi hanno anche invitato ad andare di domenica nella -credo unica- chiesa cattolica del paese per una mangiata in compagnia dopo la funzione, come usano fare qui da loro: si usa infatti passare assieme tutta la domenica e mi è parsa una bella cosa per i fedeli (si vive lo spirito di comunità non solo nel momento della funzione ma anche in senso più generale). come direbbe qualcuno, ho dovuto rispondere “purtroppo”.
resto del pomeriggio in laboratorio, poi serata sempre a casa visto che già non ero molto per la quale dopo l’uscita molto blanda di ieri sera, quando mi hanno detto che il programma era di tornare nello stesso locale ho furbamente giocato la carta del “casomai te ciamo”. il fatto che alla fine siano invece andati nel posto “verace” cui avevo accennato tempo fa -e di cui non sono un grande fan- mi ha definitivamente rinfrancato nella scelta di stare a casa, e visto che ho pure combinato parecchio col lavoro, il bilancio è positivo.
Ma passiamo al titolo del post, sulla cui provenienza non mi metto nemmeno a bandire concorsi visto che l’utenza si è dimostrata preparata in merito e la cosa si tradurrebbe solo in una gara di velocità. Come dicevo l’altro giorno a stoccolma sono andato a vedere la discussione pubblica di una persona che ha sostenuto l’esame finale per ottenere il dottorato: già di per se la cosa si preannunciava interessante, visto che non c’ero mai stato e ho finalmente appurato la grande serietà che una discussione pubblica comporta; innanzi tutto, il pubblico (chiunque può partecipare) è parte attiva, infatti ognuno riceve una copia della dissertazione (pure io ho preso la mia, per quelli che si lamentavano del costo per stampare 3 copie della tesi di laurea figuratevi gli scatoloni pieni di copie di questo libro di 200 pagine …) ed è invitato a rivolgere domande, cui il candidato deve rispondere con precisione e padronanza della materia. Non semplice quando ci sono franchi tiratori, vi assicuro.
La discussione si svolgeva in una sala conferenze di un grande edificio, l’Electrum, nel sobborgo hi-tech di stoccolma, kista: veramente non mi era mai capitato di vedere le sedi di così tante multinazionali dell’ICT concentrate in un unico quartiere, impressionante poi la commistione di quest’ultime con i laboratori e le aule della sezione IT del KTH: la sensazione è che la sinergia sia molto sviluppata, nel circolo virtuoso industria-università di cui di solito si parla molto ma che in pratica è difficile vedere.
Specificamente, il candidato era un membro del SICS, per cui ho avuto modo di girare per questo centro di ricerca nel campo informatico e vedere com’è l’ambiente di lavoro. Risultato: se nell’università dove sono ora l’ambiente è molto confortevole, con cucina, lounge, etc etc, in quei laboratori la cosa è spinta ancor di più, con gli uffici intercalati da salottini, angoli relax, cucine, macchine delle bevande, etc. Inutile dire che sono un grande fan di questo modo di lavorare, molto distante dalla fantozziana timbratura del cartellino (e relativo rush di uscita dall’azienda alle 17.00): metti il dipendente nelle condizioni di lavorare quando vuole e con tutte le comodità, e la produttività ne guadagna. Dopotutto se google ha replicato il concetto nel nuovo quartier generale newyorkese, questa filosofia non dev’essere proprio fallimentare.

lounge

Anticipo subito chi mi potrebbe dire che “una aggressiva politica di cost-saving impedisce di fornire bevande e snack gratis ai dipendenti” o che “il rispetto dell’orario di lavoro non può essere lasciato alla buona fede del personale”: alla fine i pragmatici hanno capito che quello che conta è il risultato, e che il dipendente contento anche perchè messo nelle migliori (che spesso coincide con “meno vincolate”) condizioni di lavoro produce un buono, anzi ottimo risultato.
alla faccia della macchina timbracartellini.