Dopo pranzo vado in centro per comprare un paio di pantaloncini corti (ho intenzione di testare la neoscoperta palestrina prima possibile) ed uscendo trovo due compagni di lab che fanno un giro in centro; due passi assieme, mi dicono quindi di essere diretti a vedere una partita di pallavolo femminile e mi invitano ad andare con loro, “vabbeh proviamo a vedere ’sta cosa” mi dico e proseguo, pur non essendo un gran appassionato di questo sport come molti sanno…
il fatto è che qui sono proprio in pochi ad esserlo, e chiamarlo sport minore è dire poco: pur trattandosi del big match tra le prime due squadre in classifica (in quella che mi dicono essere la serie A svedese, mica noccioline), ovvero Sollentuna ed Örebro, il biglietto costava solo 6 euro e la partita assomigliava molto all’unica che ho visto al palazzetto della giorgione volley femminile (non prima squadra, tra l’altro) … poco pubblico e livello tecnico bassino, mi sembrava, ad ogni modo il Sollentuna si è confermato la squadra da battere. Prima che qualcuno faccia l’equazione (sbagliata, in linea di massima) svezia + pallavolo = belle t*pe, anticipo subito che, come molte delle nostre, si trattava di “cavallone” per lo più, quindi niente di interessante da quel punto di vista -per i trattati di antropologia, si intende-
Serata a vedere un posto nuovo, tale Klaras, effettivamente carino e probabilmente uno dei migliori visti fin’ora, niente di particolare da riportare se non che ho avuto modo di misurare l’efficienza della sicurezza: rissa sedata in 7 secondi netti dallo scatenarsi (tempo di reazione nell’ordine dei 3 secondi); la divisa nera con tasche/taschine e anfibi e la dicitura “vakt” (guardia) in caratteri bianchi facevano molto “swat”. Anche la polizia, che non si vede mai in settimana, pattuglia abbondantemente: in queste serate non passano 5 minuti senza incrociare una delle loro volvo o un cellulare.

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