tranquilli, non è successo niente di bellico, semplicemente è stato il giorno di lavoro più tosto da quando sono qua; non tanto per l’orario di permanenza in lab (anche se non scherzava) quanto per l’ingrato compito di dover spulciare per tutto il giorno centinaia di righe di codice assembly per trovare un baco veramente ben mimetizzato nel firmware della scheda controllo motori. E’ stata anche una delle più grandi soddisfazioni la birrona con sacchetto di patatine quando sono tornato a casa però, visto che ne sono venuto a capo e ho sistemato il grosso dando un senso alla giornata; questi str**zi erano due, come gianni e pinotto viaggiano spesso in coppia ultimamente.
Il bello è farsi ormai sempre queste almeno 10 ore al giorno di lavoro e vedere invece come lavorino qui, in modo diversissimo da come si lavora da noi e da come immaginavo prima di arrivare; avendo visto anche gente non dell’univ all’opera ed avendo parlato con altre persone dell’argomento, pare che questa filosofia sia una cosa generalizzata. In cosa consiste? semplice, invece di rompersi la schiena 10-12 ore al giorno con produttività bassa -derivante dalle scarse sinergie con colleghi, tempi morti, doversi occupare di mille cose diverse- qui si lavorano giusto le 7-8 previste (non ho capito se abbiano la settimana da 40 ore lavorative, ad occhio sembrano meno) condite da abbondanti pause negli intermezzi.
E il bello è che funziona alla grande, ovvero che il gusto ci guadagna e il lavoro non ristagna: vuoi l’efficienza che deriva da un’organizzazione che una volta avrei definito svizzera, adesso direi svedese (se hai bisogno di una cosa stai sicuro che la persona preposta si fa in quattro per esserti utile, non per niente si costuma arrivare agli appuntamenti non in orario ma un quarto d’ora in anticipo…), vuoi il fatto che quando lavorano però lo fanno veramente bene, tutto è comunque portato a termine nei tempi e in modo eccellente.
Risultato: meno stress, gente più rilassata, un circolo virtuoso innescato dalle due cose che ti fa lavorare ancora meglio. Io purtroppo, preso come al solito male quanto a tempistiche -d’altronde sapevo che la scelta di stare qui solo due mesi e mezzo l’avrei pagata in un modo o nell’altro- devo approfittare di ogni momento, ma almeno lavoro in un ambiente tranquillo, rilassato, collaborativo … avete capito insomma.
Mi è arrivata un’email dalla mailing list del laboratorio di padova, e devo dire che mi viene già male a pensare al mio ritorno e a come siamo presi in italia circa università ma anche lavoro in generale: il dottorando padovano ci proponeva gentilmente di firmare una petizione online che chiede l’innalzamento dello stipendio per gli studenti di PhD in italia da 820 euro al mese a 1000.
Bel colpo se ci riusciranno, verrebbe da dire, peccato che la tristezza scenda impietosa quando penso che i 1400 abbondanti (netti, o “after taxes” come dicono loro) che beccano qui al primo anno -negli anni dopo aumentano- sono una fortuna, se si considera il costo della vita. Eh già, vi ho precedentemente detto che fare la spesa costa meno, mangiare fuori costa meno, i servizi pubblici -quando non sono gratis- costano meno (es. il trasporto urbano); non so se vi ho parlato degli affitti, circa la metà dei nostri, posso aggiungere che con 10 euro al mese hai internet a banda larga (se sei ingordo e vuoi una linea da 100mbit spendi circa 30 euro al mese) e le tariffe dei cellulari sono circa la metà, tanto per parlare di servizi in generale.
Colpo di grazia: oggi ascoltavo l’altro italiano neoarrivato -anche se sono già passati 20 giorni, pensavo prima, dal nostro arrivo- chiedere dritte al ragazzo, sempre italiano, che invece è qui da un paio d’anni e si è portato dietro l’auto da milano. Risposte impietose: l’assicurazione costa un quinto, e qui chiudo, non prima di far presente che le banche ovviamente non hanno costi di gestione, di apertura conto nè di chiusura -la gente strabuzza gli occhi guardandoti come un marziano quando gli dici “eh no sai com’è, in italia devi scegliere bene la banca anche in base al costo…” “vogliono soldi dopo che tu gli presti i tuoi aprendo un conto ???”-
Non sono tutte rose e fiori però: è abbastanza desolante uscire da scuola alle 23.30 e sapere di non trovare assolutamente niente che ti venda qualcosa di pronto da mangiare (cosa che succede anche se esci dopo le 22…) … boh, il 15 febbraio devo andare a stoccolma (nella silicon valley svedese, kista) a vedere una PhD defense con il mio partner di lavoro dato che il professore la ritiene istruttiva per quello che stiamo facendo, vedremo che aria tira lì …
in foto la discoteca del campus -chiusa ovviamente di martedì-, curioso che di giorno sia una mensa (dall’ottimo menu simil-messicano)


1 comment
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Gennaio 31, 2007 a 2:00 pm
Mattia B
O.O
Finchè il problema è solo la desolazione serale (ovviamente i criteri di “sera” cambiano da nazione a nazione), non c’è male, anzi…